Padre Luigi Carlini

Padre Luigi Carlini

Missionario PimeIl SeminarioOrdinazione SacerdotaleI Miei primi anni in BrasileTra le foreste e i fiumiVivere nelle palafitteDiventare parte della Diocesi di La SpeziaRitornare in Brasile
Sono nato a Tivegna (Follo) in tempo di guerra, precisamente il 16/06/45 e sono il terzo di 7 fratelli. All’oratorio Salesiano della Madonna della Neve, vedendo la maniera con cui un prete si dedicava agli altri, ho sentito il desiderio di diventare anch’io prete. Como chierichetto ho servito all’ordinazione sacerdotale di Don Aldo Landi con il quale è nata un’amicizia che é poi sfociata in direzione Spirituale.
Ho studiato 2 anni dai Salesiani e ritornato alla scuola pubblica in via Napoli ho concluso le medie. Scoprivo che vi erano posti nel mondo dove mancavano sacerdoti, e con l’aiuto di Don Landi, decidevo di diventare prete missionario. Venivo a conoscere per mezzo di un altro prete spezzino che era stato nel Pime, dell’esistenza di questo Istituto missionario non di vita “religiosa”, ma fondato per riunire preti diocesani per la missione.

Mio padre mi porta a visitare il Pime di Monza e decido di entrare in Seminario. Ho iniziato il cammino di preparazione al sacerdozio e alla missione a Vigarolo (Lodi) nel 1959, quindi 5 anni a Monza, 1 anno a Sotto il Monte vicino alla casa di Papa Giovanni XXIII (BG) aiutando nel seminario minore, 1 anno di formazione  a Marino ( Castelli romani), e ho con cluso la mia formazione con  4 anni di teologia a Milano, nei tempi che ferveva Il Concilio  Vaticano II e tutta la ricerca del ’68.
Soprattutto nel seminario maggiore ho vissuto un’esperienza di condivisione  di gruppo, molto ricca e profonda che  é continuata anche in missione. E di fatto con parte del gruppo di seminario, che viveva una seria revisione di vita e confessioni comunitarie, sono partito per la missione dove abbiamo continuato a condividere questo stile di vita.
Durante gli anni del Seminario di teologia molto mi è servito Il tempo di catechismo alla cascina Cottica, nell’area di Lampugnano (MI), accompagnando la lotta degli sfrattati; ho avuto l’opportunità di passare un’estate lavorando in fabbrica alla Caremoli di Lainate con libretto di lavoro arrangiandomi a preparare il mangiare, lavare, pregare, senza mostrare che ero  seminarista: tutto ció mi ha aiutato a conoscere un poco di più e dal di dentro il peso e l’ambiente del lavoro. Un’altra ricchezza dell’ultimo anno di Teologia è stata la pratica di infermiere nell’ospedale S. Carlo di Milano. Ho passato per un anno i fine settimana  a contatto con chi soffre,  incontrando esempi magnifici di dedicazione e professionalità come é il caso della mia amica Anna, distrofica che alla mia ordinazione sacerdotale facendo offerta di sé diceva: “Sempre in tandem, tu parti e vai, io rimango offrendo la mia vita ma pedalando insieme”; e l’ altra amica Deanna che ha fatto una scelta di fede accompagnando la spiritualità e le proposte dei gesuiti di Villa Pizzone a Milano.  Ancor oggi insieme la Anna e la Deanna sono di grande appoggio alla mia missione!
L’avvicinamento a centri di preghiera e di Studio della Parola quali Spello, Camaldoli, Bose, Villa Pizzone ha significato un  momento ricco della mia vita corroborato anche dall’incontro personale con figure di rilievo tra le quali Carretto, Arturo Paoli, E. Bianchi, Silvano Fausti. 

 Sono stato ordinato sacerdote il 01-07-72 nella Chiesa della Madonna della Neve per l’imposizione  delle mani di Mons. Giuseppe Stella (cfr lettera circolare dell’ordinazione). Destinato al Brasile (Amapà, Amazzonia) mentre aspettavo il visto del governo brasiliano (erano gli anni della dittatura) , sono rimasto in Diocesi, aiutando nella parrocchia di Santa Barbara e di S. Nicola de Flue con Don Mario Scarpato, uomo tutto di un pezzo! 

LA PARTENZA

Il 03-02-1973, da Genova in nave sono partito per Il Brasile con altri compagni. (CFC Lettera circolare della partenza). Appena arrivato In Brasile, a Santos, porto di S. Paolo, sono stato ricoverato di urgenza per una appendicectomia e solo dopo um mese ho potuto raggiungere gli amici nella nuova missione.

 Il primo anno l’ho passato come coadiutore della cattedrale di Macapá. In luglio ho cominciato a visitare l’interno con un padre  anziano. Sono ritornato dopo 15 giorni di viaggio con 2 malarie, verminosi, ameba; una settimana di ospedale e verso novembre ho cominciato a dare assistenza ad un arcipelago nell’oceano Atlantico: Bailique. Nel secondo anno Dom Josè Maritano, Vescovo del Pime a Macapà, mi ha destinato come responsabile di un’area di periferia in espansione con il compito di preparare Isaias al Diaconato permanente. Lo stesso vescovo aveva accompagnato pastoralmente quell’area dove c’era una comunità viva che mi ha insegnato a fare Il prete. L’esperienza del “mutirao”, ossia il lavoro comunitario di collaborazione per opere di necessità fraterna (costruzione o restauro di cappelle, case, aiuto a situazioni di emergenza, aggiustare passatelle, ponti) all’interno (nella zona rurale) ci impegnava nell’aiuto reciproco per preparare la terra  per la  seminagione e per piantare ortaggi. Abbiamo inventato il mutirão per preparare orti famigliari, e la ‘moda’ ha preso piede e quel tipo di mutirão è maturato fino a diventare un’associazione di abitanti del quartiere. 
 Dopo i primi 5 anni di missione  ho fatto 5 mesi di ferie, in diocesi di La Spezia.
A metà del 1978, sono stato trasferito all’interno (per interno o interiori si intende la foresta e le grandi estensioni piane irrigate da fiumi) con il padre Giovanni Gadda come parroco. Davamo assistenza a 100 comunità sparse in un’area grande come il  Piemonte, la Lombardia  e la Liguria insieme! Dopo 2 anni l’area è stata divisa e io sono rimasto responsabile di una parte minore grande come la Liguria e padre Giovanni dell’altra parte con l’aiuto di un altro confratello. Verso l’anno 1980 sono stato fatto parroco di Porto Grande, adesso municipio dell’ Amapà. E’ stato un posto molto difficile. Per difendere i diritti dei piccoli agricoltori ho incontrato problemi con un grande impresa dedita all’estrazione del manganese, problemi con i commercianti, col governo del tempo dei militari che interpretava il “mutirão”per costruire le case come fosse comunismo. Sono stato chiamato addirittura dalla DOPS (la polizia politica), per interrogarmi. Varie volte ho detto al vescovo Dom Luiz Soares Vieira, attuale arcivescovo di Manaus, di togliermi da quella parrocchia, perché pensavo di sbagliare tutto! Ma lui mi spingeva ad andare avanti, finché mi sono accorto che è proprio Il Signore che fa quando meno te lo aspetti. Siamo riusciti a fare 56 case di un progetto che ne contemplava la costruzione di 40 (dimensione iniziale della casa 5 mt x 5 mt). La cosa più bella è che rapidamente sono sorte persone che hanno assunto i servizi pastorali nelle varie aree della estesa parrocchia, compresi il Consiglio di pastorale e quello di amministrazione e altri. E’ stato l’anno in cui la Diocesi di La Spezia ha donato un mezzo di trasporto che era molto necessario in parrocchia. Il  15-10- 1988  ritornando dalle ferie fatte in Italia Dom Luiz Soares Vieira mi nomina e invia allo Jarì come quasi-parroco perché Il responsabile di là sta male e Il coadiutore  padre Roberto Gazzoli, chiede me. Di fatto non era ancora parrocchia.  
 Ho detto sì.  Oltre alla cittadina di Laranjal do Jary (25.000 persone) costruita su palafitte mi é stata assegnata un’altra cittadina di 12.00 baitanti, Vittoria do Jary anch’essa su palafitte e altre varie comunità  lungo il fiume e nelle isole adiacenti alla foce del Rio degli Amazzoni che costituivano la riserva operaia delle grandi ditte di caulim, di estrazione di minerali, punto di appoggio dei “garimpeiros”cercatori di oro, nata come posto per la prostituzione e il commercio, in un’area allagata di inverno, ma prossima a due cittadine dove le strade sono asfaltate, dove l’energia elettrica c’è Il giorno intero.  Arrivato là, mi sento chiedere in strada se esiste la chiesa cattolica in quel posto. C’erano tre cappelle e un gruppetto di persone che si trovava in una casa per celebrare la domenica. Nella chiesa principale che aveva nel mezzo un pezzo di legno che sosteneva il tetto per non cadere, ho riunito le coppie che si erano sposate nei 5 anni precedenti.  Insieme abbiamo cominciato a realizzare la novena di Natale nelle case, ciascuno nel suo ponte/palafitta. Così sono cominciati i gruppi di vicini che hanno marcato presenza di chiesa nelle varie aree e che continuano ancora oggi. Problemi di tutti i tipi; morti per causa di pistoleiros, di assalti a garimpeiros, per liti di gangues, per violenza della polizia. Prostituzione facile, tirando a sorte le minorenni per approfittarne.  Il vescovo, come detto sopra, aveva deciso di fare di Laranjal una quasi parrocchia perché poco alla volta arrivasse a organizzarsi come Chiesa.  Oggi conta con 40.000 abitanti, 40 comunità riberinhas (lungo i fiumi) oltre le due cittadine che poco alla volta sono diventate sedi di 2 municipi. 
 Nel  1992 quando mi trovavo in Italia per ferie il vescovo mons Sanguinetti di La Spezia-Sarzana-Brugnato, mi incardinava nella Diocesi, pur essendo del PIME, riconoscendo così il legame con la mia chiesa di origine che mi sostiene nella missione fin dall’inizio. Sono frutto della fede della mia Diocesi per quanto arricchito dalle varie opportunità che nella chiesa grande madre ho incontrato. Il 13-06-1994 la quasi parrocchia di S.to Antonio do Jary, diventa parrocchia per la benedizione del vescovo Dom Joâo Risatti. Io  sono stato nominato parroco e  con padre Gigi abbiamo continuato il nostro servizio fino alla metà del 1998. Nel settembre del 1998 ricevevo il permesso di partire per l’anno sabbatico nella Diocesi di La Spezia, Sarzana, Brungnato. Lasciavo Laranjal con 11 cappelle e Vittoria con 3. Consiglio di pastorale molto attivo, Consiglio di amministrazione e una buona organizzazione di chiesa. 
 Nel novembre del 1999 ritornato in Brasile diventavo Coadiutore di Padre Roberto Gazzoli in una vasta area della città di Macapá e per 4 mesi ho assunto la conduzione di 4 aree della parrocchia Del Rosario in Macapà. Bisognava dar vita e risvegliare una presenza di chiesa. Nel gennaio del 2000 il vescovo col Consiglio presbiterale fanno Il mio nome per assumere 2 parrocchie in Macapà dovuto alla mancanza di preti: Sagrado Coraçâo e Jesus e Bom Pastor. Accetto e per 6 mesi mi si sono trovato a condurre le due parrocchie. Con l’arrivo di un nuovo prete sono rimasto soltanto con la parrocchia del Sagrado che comprende due grandi bairros:  Buritizal e Muca, e dove continuo a essere presente da circa 11 anni! 
Da 10 anni più o meno, sto accompagnando in Diocesi la pastorale carceraria,come servizio di catechesi adulta dei carcerati;da due ne sono coordinatore,…ed è una esperienza ricca per mantenerti sempre attento al Signore nascosto negli ultimi…che motivano e mi sorprendono continuamente.